Dal sogno alla realtà
OLOL
Olol Jackson era un attivista e sindacalista, figlio di un militare americano e di una donna somala. Nella città destinata ad ospitare due basi statunitensi, aveva scelto di non avere la doppia cittadinanza e di stare, senza esitazioni, dalla parte di chi resisteva alla guerra.
Aveva capito che la realtà poteva essere trasformata solo cambiando sguardo e quella sua capacità di leggere il mondo, di parlare con tutti mantenendo un’identità forte, ci ha insegnato che la lotta serve a cambiare non solo le cose, ma anche le coscienze. Dopo anni di lotte condivise tra cui l’esperienza del presidio No Dal Molin, nel settembre del 2017 il nostro compagno Olol ci ha lasciati. Per dare continuità al suo impegno e rendere la sua morte un cambiamento reale, abbiamo dato vita a Caracol Olol Jackson, un luogo dove politica, cultura e cura sono parte della stessa battaglia.

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IL SOGNO:
una casa costruita insieme
Caracol nasce da un evento tragico e dall’esigenza di costruire per Olol una memoria che non fosse semplice commemorazione, ma cambiamento reale.
Due i modelli di ispirazione: l’esercito zapatista e le comunità autonome che si autogestivano – con i loro centri di salute – e il Black Panther Party – con le scuole popolari e le colazioni per i bambini.
«Ci siamo detti che il suo lascito potesse diventare una sfida. Costruire qualcosa che richiamasse entrambe queste esperienze. Metterci al servizio della comunità non dal punto di vista assistenziale, ma trasformativo».
«Non volevamo essere una realtà precaria in affitto o in occupazione. Se un posto doveva portare il nome di Olol, doveva essere un luogo permanente. Abbiamo deciso di comprare uno spazio, di costruirci la nostra casa. È stato difficile: dovevamo raccogliere soldi, trovare una banca e un posto adatto. Ma ce l’abbiamo fatta grazie a centinaia di persone che hanno contribuito, e da lì è partito tutto».
Nel 2018, il progetto si è trasformato in associazione senza scopo di lucro e ha trovato la sua casa, comprata e ristrutturata collettivamente, in Viale Crispi 46 a Vicenza.
Uno dei primi sogni – e dei più difficili da realizzare – è stato aprire un ambulatorio dentistico popolare. Una volta, durante un’inchiesta nelle banlieue di Parigi, un compagno ci disse: “Anche non potersi curare i denti è una forma di violenza da parte del sistema”. Quella frase non ci ha più lasciati. Perché la violenza del sistema non passa solo dagli sfratti o dalle cariche di polizia, ma anche dall’impossibilità di curarsi. Da lì abbiamo sognato di costruire un luogo dove la cura non fosse un privilegio.
LA REALTÀ:
la casa che cura,
lotta e sogna per la città
Oggi Caracol è una rete viva di un centinaio di volontari, medici, avvocati, artisti, studenti. È una comunità che continua a crescere. ‘’Cerchiamo di fare in modo che anche chi usufruisce dei servizi diventi, in qualche modo, volontario’’. In questa casa si incrociano diversi progetti tra cui l’ambulatorio popolare, il banco alimentare, il mercato genuino, lo sportello sindacale, la bibliosteria, una programmazione di eventi artistici e culturali e molte altre iniziative, assemblee, occasioni di incontro e scambio. In questi anni abbiamo costruito tantissimo, ma abbiamo sempre un occhio al futuro e un altro agli ideali che ci hanno portato qui.
«Pensiamo che Caracol sia un pò una storia dal futuro perché vorremmo che nel futuro non ci fosse bisogno di noi. Che non ci fosse più bisogno di difendere i diritti di chi lavora o di inventarsi servizi sanitari gratuiti. Vorremmo che nessuno e nessuna avesse più bisogno di pacchi alimentari e che la cultura fosse un bene accessibile alla collettività. Ma siccome siamo ancora nel passato, continuiamo a costruire. Come gli zapatisti, ci uniamo per scioglierci, lottiamo per non dover lottare più».

